Archeologia e Geologia

Enego è terra di storia e preistoria, tracce di antichi abitatori e di antichi ghiacciai si trovano ovunque nel territorio, oltre a quelle più recenti lasciate dalla Grande Guerra.

 

A disposizione per i nostri ospiti la  Mostra storica permanente all’interno della Torre Scaligera, visitabile su tre piani creata e realizza dall’Associazione storico-culturale “Dalla Brenta all’Ortigara”. Per altre info storiche del castello scaligero visita la sezione "TORRE SCALIGERA".

ANDAR PER FOSSILI

 

La paleontologia e i fossili. La parola Paleontologia deriva dal greco antico, e significa “studio di esseri antichi”. La parola fossile deriva dal latino fondere, “scavare”,  modo in cui si estraggono i fossili dalle rocce.  Enego è posto sopra diversi strati di roccia sedimentaria ricca di fossili che si differenzia con il susseguirsi dei depositi. Tra questi il rosso Ammonitico è quello più ricco di Ammoniti, “Molluschi Cefalopodi” di diverse specie e qualche riccio di mare  “periodo Giurassico”, più rari sono i Branchiopodi,  che invece sono numerosi nei massi erratici di Monte Frizzon e Marcesina, zone interessate dallo scorrimento del grande ghiacciaio della Valsugana. In questi depositi morenici si possono trovare anche fossili vegetali come foglie e felci, equiseti della famiglia Calamitacee, varie specie di coralli “del Carbonifero”. Nelle rocce sedimentarie del Cretaceo Inferiore si trovano i molluschi bivalvi come la Terebratula o le Pygopi, Cefalopodi come le Bellemmoniti o gli Ammonoidi mentre nella scaglia rossa si possono trovare Bellemmoniti o Ammoniti.

Spesso l’estrazione di un fossile è una operazione molto delicata, il cui svolgimento necessita di strumenti adatti ed una accurata preparazione dagli esperti, per non compromettere le sue potenzialità di utilizzo.

 

 

ARCHEOLOGIA

 

Di grande interesse storico sono i siti archeologici di Enego e le sue montagne. Questo territorio è stato trasformato dalle glaciazioni, ma dove non è transitato il ghiacciaio, asportando o ricoprendo il terreno, nelle zone al di sopra dei 1.400 mt. Si trovano testimonianze litiche dell’uomo di Neanderthal, riferibili attorno ai 45.000 anni dal presente. Successivamente, passate le glaciazioni, alla fine del Paleolitico, il nostro territorio è stato frequentato assiduamente dai cacciatori per scopi di caccia, lavorazione della selce e delle ossa, concia delle pelli, essiccazione delle carni, e di fondamentale importanza la spiritualità, come stanno a dimostrare i vari ritrovamenti, alcuni di grande importanza scientifica come: Grotta di Ernesto. Riparo Dalmèri, Fonte del Palo, Riparo Gadena. Altri numerosi siti con testimonianze di bivacchi di caccia, scheggiatura e ritocco della selce e per finire un sito Mesolitico dove è stata riscontrata la presenza della selce lavorata, con la conservazione delle faune, ma anche le ceramiche del Neolitico.

GEOLOGIA

 

Circa 40 milioni di anni fa, nell’Eocene e nell’Oligocene, le forti pressioni alle quali era sottoposta la terra, modellarono questo territorio, dando forma ad una sinclinale (attuali Fastro e Arsiè) e a un’anticlinale (attuale Col del Gallo, Monte Grappa e Altopiano dei Sette Comuni), creando l’ambiente attuale.

 

La stratigrafia venutasi a creare in questo territorio è cosi composta: lo zoccolo del monte è formato dalla Dolomia, risalendo si trovano i Calcari Grigi, il Biancone con intercalate alcuni depositi di Rosso Ammonitico, depositi di rocce coralline di un mare poco profondo di origine tropicale, contenenti resti ben visibili di barriera corallina, e nella crosta superiore affiora principalmente la Maiolica, ricca di noduli e depositi di Selce, materiali usati, come testimoniano i diversi siti archeologici, dagli uomini primitivi.

 

Area strategica, prima per la caccia (durante il Paleolitico Superiore e Mesolitico), e poi contesa per l’importanza dei boschi, da cui si poteva trarre legname d’opera, legna da ardere e carboni, nonché calce, essendo il territorio ricco di pietre calcaree che venivano cucinate nelle calcare con l’abbondante legna dei boschi circostanti.

 

La Valsugana ed il Canale di Brenta sono stati percorsi ed erosi dalle grandi glaciazioni. Nella quarta e ultima, detta di Wurm (80.000 a. C.- 15.000 a. C.), tutto questo territorio (compresa Marcesina dove il ghiacciaio si era esteso), venne ricoperto dai ghiacci che, come potenti macchine erosive, con uno spessore (nel tratto interessato alle nostre vicende) di oltre mille metri, nel loro scorrere, dalla Valsugana,  modificarono in parte il territorio e, nel loro ritiro, lasciarono un grosso deposito di morene. Anche il territorio ai piedi di Monte Frizzon fu interessato da questi eventi naturali, cambiandone il suo assetto e rendendolo favorevole all’agricoltura di montagna.

 

Per qualsiasi informazione riguardante i sopracitati argomenti, contattare via mail l’Associazione Storico – culturale “Dalla Brenta all’Ortigara” nella sezione: “ASSOCIAZIONI“.

Con il patrocinio del Comune di Enego

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