GUIDA ESCURSIONISTICA


Archeologici, storici, alpinistici, mobilità dolce… data l’enorme varietà di sentieri ed escursioni praticabili nel territorio di Enego, elenchiamo di seguito solo alcune delle varie possibilità divise per categoria; di seguito trovate quindi un sommario dei sentieri e scorrendo la pagina nel basso, la descrizione dettagliata per ognuno di essi. Buone passeggiate nel nostro ospitale ambiente!


SOMMARIO DEI SENTIERI:


PERCORSI PREISTORICI E ARCHEOLOCIGI:

-VAL GADENA: UN’ANTICA VIA

-RIPARO DALMERI, PRIA DELLA MESSA E BUSI DEI BRIGANTI

-DA FRIZZON ALLA GROTTA DI ERNESTO


PERCORSI STORICI:

-ENEGO: IL CASTELLO SCALIGERO E IL DUOMO DI SANTA GIUSTINA

-IL SENTIERO DEI CIPPI 1752

-ENEGO-TOMBAL-FORTE LISSER: LA PRIMA GUERRA MONDIALE

-ENEGO-FORTE COLDARCO: LA SENTINELLA DELLA VALSUGANA

-MONTE ORTIGARA: IL CALVARIO DEGLI ALPINI

-CIMA CALDIERA: LE RETROVIE

-MALGA FOSSETTA E IL SENTIERO DEI PARTIGIANI


PERCORSI GEOLOGICI:

-VAL GADENA: TRA LE PARETI DI DOLOMIA

-I CASTELLONI DI SAN MARCO: IL CARSISMO E LE SUE FORME

-VALGODA: ROCCIA CALCAREA E SELCE

-I LOKE: L’ALABASTRO DELLA BASILICA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

-LAMBARA E MONTE LISSER: TRA ROSSO AMMONITICO E BIANCONE


PERCORSI RELIGIOSI:

-LE PIOVEGHE

-LA CHIESETTA DI VALGODA

-LA CHIESETTA  DI FRIZZON

-LA GROTTA DI VALDICINA

-LA CHIESETTA DI GODELUNA

-MARCESINA: LA CHIESETTA DI SAN LORENZO

-ENEGO E LE SUE CHIESETTE

-LA CHIESA DI FOSSE

-LA CHIESA DI STONER

-GLI AFFRESCHI DI COLDARCO


PERCORSI NATURALISTICI IN MOBILITA’ DOLCE:

-ENEGO-FRIZZON

-ENEGO-CORNETTA

-ENEGO-VELTE

-ENEGO-BARTAISE

-ENEGO-CIEPOLI

-ENEGO-VALDICINA

-ENEGO-VALGODA

-STONER-MONTE SPITZ

-STONER-GODELUNA

-STONER-LESSI-FRISONI

-FRIZZON-VALMARON

-SENTIERO NATURA

-MARCESINA: ATTORNO ALLA TORBIERA DI SAN LORENZO


SENTIERI ALPINISTICI PER ESPERTI:

-SENTIERO DELLA SCALETTA: DALLA CICLABILE A FOSSE DI SOTTO

-PIANELLO-FRIZZON: PRIMA PARTE DEL SENTIERO DEI CIPPI


SENTIERI ESCURSIONISTICI:

-CAI 787: COSTA-VALGODA

-CAI 791: PIOVEGA DI SOTTO

-CAI 868: PIOVEGA DI SOPRA

-CAI 868: ENEGO-MONTE LISSER

-CAI 865: STONER-LISSER

-CAI 845: CASTELLONI DI SAN MARCO

-CAI 842: CASTELLONI DI SAN MARCO/CIMA CALDIERA

-CAI 841: CIMA CALDIERA

-CAI 840: MONTE ORTIGARA

 


SENTIERI PER ESCURSIONISTI ESPERTI

-CAI 784: VAL GADENA-LESSI-STONER

-CAI 785: VAL GADENA-LOKE-MONTE SPITZ-STONER

-CAI 786: COSTA-GODELUNA

 


ALTE VIE

-CAI 800: VALLONARA-RUBBIO-FOZA-ENEGO

-ALTA VIA DEGLI ATIPIANI NR. 11


DESCRIZIONE DEI SENTIERI:


PERCORSI PREISTORICI E ARCHEOLOCIGI:

VAL GADENA: UN’ANTICA VIA

Fino dalla preistoria, la Val Gadena era una via di transito dei cacciatori del Paleolitico per recarsi a Marcesina a caccia di prede, lo dimostra il fatto che dai reperti trovati, durante un sondaggio statigrafico preliminare che vi è stato condotto nell’estate del 2005 dal Museo tridentino di Scienze Naturali con dei collaboratori locali, ha permesso di evidenziare un sito pluristratificato di epoca preistorica dentro il Riparo Gadena,  (Grotta dell’Angelo o Covolon).

Raggiungere la frazione di Stoner, dove è possibile lasciare l’auto. Da qui a piedi scendere in contrada Lessi, dove è già possibile ammirare il famoso Viadotto della Val Gadena, tra i più alti d’Europa, che unisce le due imponenti pareti di dolomia della Val Gadena. Scendere per sentiero CAI 784, con qualche tratto un po’ esposto, fino al fondo della Val Gadena dove fino all’alluvione del 1966 correva una vera e propria mulattiera. Risalire l’angusta gola tre le strette pareti di roccia dolomitica, camminando su fondo non sempre agevole, ripercorrendo i sentieri dei nostri antenati, fino ad arrivare  sotto all’altissimo ponte costruito negli anni ’90. Ora salire sulla sinistra per strada sterrata fino a raggiungere contrada Lazzaretti di Foza e per strada provinciale asfaltata, superare il ponte, e dopo aver dato un ultimo sguardo agli strati geologici della dolomitica Val Gadena, ritornare a Stoner.

RIPARO DALMERI, PRIA DELLA MESSA E BUSI DEI BRIGANTI

Il Riparo Dalmeri è un sito archeologico preistorico di rilevante importanza, oggetto da circa 20 anni di scavi da parte del Museo Tridentino di Scienze Naturali. Il sito, per la ricchezza e la buona conservazione dei ritrovamenti, ha consentito di comprendere le abitudini, le attività e le modalità di sfruttamento del territorio montano da parte di uomini preistorici (epigravettiani) che vivevano nella zona circa 13.000 anni fa.

Raggiunta in auto prima la Piana di Marcesina e poi il Rifugio Barricata (possibilità di parcheggio), scendere a piedi per la strada asfaltata che porta a Selva di Grigno. Dopo un paio di chilometri sul pascolo a sinistra è possibile visitare la Pria della Messa, una grande pietra con delle incisioni legate alle vicende confinarie tra Enego e Grigno. Poco più avanti, sempre sulla sinistra, si stacca una strada sterrata in discesa che porta, prima ai Busi dei Briganti, delle profonde cavità frequentate nel tempo dall’uomo, dove sono visibili numerose incisioni e scritte a partire dal ‘700, e poi al Riparo Dalmeri. Per la stessa via di andata ritornare in località Barricata.

DA FRIZZON ALLA GROTTA DI ERNESTO

La grotta di Ernesto (attualmente chiusa) ha restituito tracce di numerosi insediamenti della fase recente dell’Epigravettiano (cultura del tardo Paleolitico Superiore italiano), datati attorno a 11000-12000 anni dal presente. Le ricerche alla Grotta di Ernesto hanno evidenziato una frequentazione episodica della cavità da parte di gruppi umani preistorici testimoniata da un gran numero di ossa di stambecco e di cervo, da piccoli strumenti in selce e da un focolare contenente frammenti di ossa bruciate. Sono stati rinvenuti un esteso livello caratterizzato da resti di tizzoni e numerose ossa appartenenti ad uno stesso esemplare di Orso bruno.

Raggiunto Frizzon si prosegue in piano per strada sterrata, oltrepassato il confine regionale, si raggiunge località Stival, da qui, lasciata a destra la deviazione per Grignerebbe-Celesti e poco più avanti quella per Colle dei Meneghini, in salita si raggiunge l’accesso alla grotta di Ernesto. Per il rientro due possibilità: o per la stessa via di salita oppure continuando si può raggiungere Val d’Antenne, Val Brutta, Val Maron e passando per località Tana di nuovo a Frizzon.


PERCORSI STORICI

ENEGO: IL CASTELLO SCALIGERO E IL DUOMO DI S. GIUSTINA

Un magnifico tour tra i simboli di Enego: Castello Scaligero e Duomo di Santa Giustina.

Dal centro del paese salire la lunga scalinata fino al Duomo di Enego, affiancato dall’alto campanile. Dopo una visita all’interno (consigliatissima) scendere in via Marconi e nuovamente in centro. Da qui raggiungere piazza S. Marco e la Torre Scaligera. Aggirare le mura sulla sinistra per compiere un giro attorno a questo meraviglioso complesso del ‘300, un tempo formato da quattro torri collegate da mura. Prima di ritornare in centro non può mancare una visita in quota alla Torre con vista a 360° su Monte Lisser, Pale di San Martino, Vette Feltrine e Cima Grappa.

IL SENTIERO DEI CIPPI 1752

Il sentiero segue per buona parte il confine tra Veneto e Trentino dove sono ancora presenti le pietre confinarie dell’anno 1752 che delimitavano il territorio tra l’Impero Asburgico e la Repubblica di Venezia. Il percorso si distingue in 869 per l’andata e 869B per il ritorno. Si consiglia di dividere l’escursione in due giorni.

La partenza è in località Frizzon che si trova 3,5 km a Nord del centro di Enego. Dalla chiesetta (976 m) si prende la strada che sale in direzione Ovest verso località Tana attraversata la quale si risale ancora fino alla Croce di Campo (q. 1446 m) nei cui pressi si incontra la linea di confine con il cippo n° 25. Seguendo il confine si scende fino al cippo n°23 e, superata la strada sterrata che risale la Val Brutta, si prosegue in direzione Ovest verso il Passo della Forcellona (q. 1436 m). Da qui si inizia ora a scendere, lungo una strada forestale, all’interno della vasta Piana di Marcesina per poi immettersi sulla strada asfaltata nei pressi dell’Albergo Marcesina (q. 1369 m). Prendendo a destra si segue la strada asfaltata per circa 800 m e, superati i bivi con il sentiero 869B, si raggiunge nuovamente il confine. Abbandonata la strada si svolta ora a sinistra e, seguendo il confine, si percorrono alcuni tratti rettilinei (attenzione alla svolta di 90° verso Nord in corrispondenza del cippo n°10) fino ad incontrare la strada sterrata (200 m dopo il cippo n°7) che sale dal Rifugio Barricata. La si segue in direzione Est per altri 200 m ed al bivio si svolta a destra. Al bivio successivo si svolta nuovamente a destra fino ad un’ampia curva ove si imbocca il sentiero, sulla sinistra, che porta in breve ai ruderi della ex casermetta della Finanza (area di sosta e cippo n°5). Si punta ancora a Nord attraversando il colle Lagonsin e quindi si riprende la strada sterrata che nel tratto finale aggira un’ampia conca. Al termine della strada (1470 m) si svolta a sinistra risalendo un sentiero abbastanza ripido fino a congiungersi con il sentiero 842 che scende dai Castelloni di San Marco (q. 1703 m). Lo si segue su strada in direzione Est e dopo alcuni tornanti si incontra nuovamente il confine. Abbandonata la strada si imbocca sulla sinistra il sentiero che, superato il bivio con il sent. 242, raggiunge in breve il cippo n°1 “Anepoz” (1625 m, ore 4,45). Il sentiero 869B è il percorso di ritorno che si interseca e sovrappone più volte con quello di andata. L’itinerario che parte dall’Anepoz, punta in linea retta verso Sud seguendo il confine fino alla ex casermetta (cippo n°5). Da qui si ripercorre la via di salita in senso inverso fino al bivio di q. 1355 m, nei pressi della Busa della Vedova, dove si prende sulla destra la strada bianca che, dopo una leggera salita, porta al bivio con la strada che scende da Mandrielle (1412 m). Si prosegue quindi lungo l’ampia strada bianca passando per Malga Buson, fino ad arrivare in prossimità dell’area attrezzata dove si abbandona la strada per svoltare a sinistra. Fiancheggiando le Paludi si raggiunge in breve la Cappella di San Lorenzo. Ritornati sulla strada asfaltata si prende a sinistra ed all’incrocio successivo si gira a destra verso la Val Coperta; poco dopo Malga Marcesina di sopra si trova il confine che si segue, in direzione Est, fino a poco oltre il cippo n°20 dove si incontra una strada forestale seguendo la quale, verso Sud, si arriva al Passo della Forcellona. Da qui si ritorna al cippo n°23 e, raggiunta la strada sterrata, si svolta verso Sud, passando vicino a Malga Val Bella per poi scendere all’ampio parcheggio del Centro Fondo Enego. Si segue quindi in direzione Est la strada asfaltata che risale fino a Casara Stazio dove si imbocca, sulla sinistra, il sentiero che scende rapidamente a Malga Agostini. Scendendo ancora lungo la strada, prima sterrata e poi asfaltata, si ritorna alla chiesa di Frizzon. (ore 9.05).

ENEGO – TOMBAL- FORTE LISSER : LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il forte Lisser: esempio di ingegneria e architettura bellica.

Per raggiungere questo magnifico complesso, e l’omonimo monte, dal centro di Enego si imbocca via Marconi prima e via Grottolea poi fino ad incrociare il sentiero CAI 868 che per mulattiera porta in località Tombal. Ora per strada sterrata si raggiunge prima località Lambara e poi, superate le casermette a servizio del forte, il Monte Lisser con l’imponente costruzione recentemente sistemata. Dalla cima la vista spazia su tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale, a ovest le Melette, a nord il Portule, Cima Dodici, l’Ortigara e Cima Caldiera, a est Cima Campo e il Forte Leone, e a sud il Monte Grappa. Da qui sempre con sentiero CAI 868 si scende per i prati fino in località Tombal e poi per la stessa via di salita di nuovo ad Enego.

ENEGO – FORTE COLDARCO: LA SENTINELLA DELLA VASUGANA

Il forte Coldarco – la Bella Stella: una sentinella sulla Valsugana a due passi dal centro.

Dal centro di Enego scendere per via Roma fino al tonante n°16, abbandonare la strada Provinciale e, in discesa, raggiungere Coldarco di Mezzo, seguire le indicazione fino a raggiungere il forte Coldarco, costruito nella Prima Guerra Mondiale, con osservatorio e batteria in caverna.

Da qui proseguire per strada sterrata prima e strada asfaltata poi ritornare sulla Provinciale in corrispondenza del tornante n°10, scendere a sinistra per qualche centinaio di metri fino ad incrociare la Piovega di Sopra (CAI 868) e quindi in salita ritornare al punto di partenza.

MONTE ORTIGARA: IL CALVARIO DEGLI ALPINI

La battaglia dell’Ortigara nel giugno del 1917 divenne il calvario degli alpini e l’Ortigara il Monte sacro alla Patria.

In auto raggiungere Marcesina e proseguire seguendo le indicazioni per M.Ortigara (attenzione tratti di strada sterrata dissestata) fino a raggiungere Piazzale Lozze con ampia possibilità di parcheggio. Da qui a piedi per sentiero CAI 840 si raggiungere la piccola chiesetta di Monte Lozze con l’Ossario e la Madonnina. Si prosegue per sentiero e si attraversa il Vallone dell’Agnellizza, chiamato anche Vallone della Morte, fino a raggiungere il Passo dell’Agnella. Ora in ripida salita, aiutati da qualche tratto di corda, si raggiunge Quota 2.101m, con il Cippo Austriaco. Continuare diritti, puntando alla già visibile Colonna Mozza (Cippo Italiano) sulla cima dell’Ortigara. Dalla cima dell’Ortigara la vista spazia a 360° dall’Adamello alle Pale di San Martino, passando per Lagorai e Cima D’Asta. Scendere il versante sud del monte sempre su sentiero CAI 840 fino ad incrociare il percorso fatto all’andata. Per lo stesso sentiero di salita ritornare al parcheggio.

CIMA CALDIERA: LE RETROVIE

Cima Caldiera: le retrovie per l’Ortigara. Tra caserme, osservatori, teleferiche, trincee e gallerie.

In auto raggiungere Marcesina e proseguire seguendo le indicazioni per M.Ortigara (attenzione tratti di strada sterrata dissestata) fino a raggiungere Piazzale Lozze con ampia possibilità di parcheggio. Da qui a piedi per sentiero CAI  841 si raggiunge, tramite mulattiera, prima le caserme, poi l’osservatorio Torino, magnifico punto panoramico, ed infine la croce in ferro posta sulla vetta di Cima Caldiera. Da qui la vista spazia a 360° dall’Adamello alle Pale di San Martino, passando per Lagorai e Cima D’Asta. Scendere il versante Ovest fino a raggiungere il Pozzo della Scala e, percorrendo la prima linea italiana, passare per Cima Campanella e raggiungere la piccola chiesetta di Monte Lozze con l’Ossario e la Madonnina. Ora per sentiero CAI 840 ritornare al parcheggio.

MALGA FOSSETTA E IL SENTIERO DEI PARTIGIANI

Malga fossetta e il sentiero dei partigiano: sui luoghi di Luigi Meneghello e dei Piccoli Maestri.

In auto raggiungere Marcesina e proseguire seguendo le indicazioni per M.Ortigara prima e Malga Fossetta poi (attenzione tratti di strada sterrata dissestata), fino a raggiungere la malga, con possibilità di parcheggio. Da qui a piedi, seguire la carrareccia verso nord, superare il Sacello di Fossetta e raggiungere Porta Incudine. Ora salire per sentiero a Cima Isidoro incontrando le lapidi di alcuni giovani caduti combattendo per la libertà nell’estate del 1944 al seguito di capitan Toni, Antonio Giuriolo. Ritornare sui propri passi fino a Porta Incudine e da qui, o per la stessa via di salita, o per sentiero CAI 842 e CAI 845 ritornare a Malga Fossetta.


PERCORSI  GEOLOGICI

VAL GADENA: TRA LE PARETI DI DOLOMIA

 

L’Altopiano poggia su una base di dolomia sopra la quale si trovano i calcari grigi, il rosso ammonitico ricco di fossili, ed il biancone o maiolica, infine è possibile trovare dei depositi di morena, portati dal ghiacciaio che scendeva dalla Valsugana, come nel caso della Piana di Marcesina e Frizzon.

Raggiungere la frazione di Stoner, dove è possibile lasciare l’auto. Da qui a piedi scendere in contrada Lessi, dove è già possibile ammirare il famoso Viadotto della Val Gadena, tra i più alti d’Europa, che unisce le due imponenti pareti di dolomia dell’omonima valle. Scendere per sentiero CAI 784, con qualche tratto un po’ esposto, fino al fondo della Val Gadena dove fino all’alluvione del 1966 correva una vera e propria mulattiera. Risalire l’angusta gola tre le strette pareti di roccia dolomitica, camminando su fondo non sempre agevole, fino ad arrivare  sotto all’altissimo ponte costruito negli anni ’90. Ora salire sulla sinistra per strada sterrata fino a raggiungere contrada Lazzaretti di Foza e per strada provinciale asfaltata, superare il ponte, e dopo aver dato un ultimo sguardo agli strati geologici della dolomitica Val Gadena, ritornare a Stoner.

 

I CASTELLONI DI SAN MARCO: IL CARSISMO E LE SUE FORME

 

Il carsismo è un fenomeno che prende il nome dal Carso (Friuli Venezia Giulia) dove è molto diffuso. La roccia calcarea viene sciolta dall’azione chimica delle piogge rese acide dall’anidride carbonica, creando meravigliose forme. Questo fenomeno è ben visibile ai Castelloni di San Marco.

In auto raggiungere Marcesina e proseguire seguendo le indicazioni per M.Ortigara prima e Malga Fossetta poi (attenzione tratti di strada sterrata dissestata), fino a raggiungere la malga, con possibilità di parcheggio. Da qui a piedi seguire il sentiero CAI 845 fino a raggiungere l’inizio del Labirinto dei Castelloni. Ora seguendo i numeri dall’uno al quarantotto percorrere questo stupendo gioco della natura tra massi, stretti passaggi e gallerie, osservando le strane forme disegnate dall’acqua. Dalla fine del labirinto scendere sempre per sentiero CAI 845 fino ad incrociare il sentiero di andata e per lo stesso percorso ritornare all’auto.

 

VALGODA: ROCCIA CALCAREA E SELCE

 

La selce è una roccia sedimentaria composta quasi esclusivamente da silicio, formata per accumulo di organismi a guscio o scheletro di silicio. Nella roccia calcarea sul bordo della strada che porta a Valgoda, nei paraggi di questa bella e soleggiata contrada, si vedono affiorare vari noduli di selce, questo succede perché le pietre calcaree sono facilmente intaccabili dagli agenti atmosferici e la loro erosione consente a queste formazioni di silicio (molto più dure delle rocce calcaree) di venire in superficie.

Dal centro del paese proseguire per via Valdifabbro e via Coste fino a raggiungere Valdicina. Da qui per strada asfaltata in salita, superate due gallerie con splendida vista sul Canale di Brenta si raggiunge Valgoda. Il rientro avviene o per la stessa via di salita o proseguendo raggiungere località Corlo, Dori, e per strada provinciale nuovamente ad Enego.

           

MONTE SPITZ: L’ALABASTRO DELLA BASILICA DI S. ANTONIO A PADOVA

Monte Spitz ebbe fama in passato per la sua cava di alabastro, le cui pietre vennero impiegate nella costruzione della Basilica di S. Antonio di Padova, cava che purtroppo si esaurì ben presto.

Raggiunta Stoner e lasciata l’auto, si prosegue a piede verso la Montagnola e il Monte Spitz, raggiunto quest’ultimo per sentiero CAI 785 scendere nel bosco fino al primo Loke, con splendida vista sul sottostante Canale di Brenta. Da qui per sentiero CAI 800 raggiungere il secondo Loke e passando sopra alle strapiombanti pareti della Val Gadena (qualche passaggio un po’ esposto) raggiungere contrada Lessi. Proprio qui furono stati fatti dei sondaggi per una cava di oro non andati a buon fine. Ora in salita su strada asfaltata ritornare a Stoner.

 

LAMBARA E MONTE LISSER: TRA ROSSO AMMONITICO E BIANCONE

 

L’Altopiano poggia su una base di dolomia sopra la quale si trovano i calcari grigi, il rosso ammonitico ricco di fossili, ed il biancone o maiolica, infine è possibile trovare dei depositi di morena, portati dal ghiacciaio che scendeva dalla Valsugana, come nel caso della Piana di Marcesina e Frizzon.

Raggiunta località Tombal, sulla strada che da Enego porta a Val Maron e Marcesina, e lasciata l’auto, prosegue a piede sulla strada in falsopiano che porta in località Lambara. A bordo strada è facile vedere varie rocce di rosso ammonitico, roccia che prende il nome dal colore rosso che la caratterizza e dalla gran quantità di fossili di ammoniti (molluschi) che contiene. Raggiunta località Lambara si sale verso il forte Lisser e l’omonimo monte, caratterizzato dal biancone (o maiolica), e usato sia per la costruzione del forte che per la costruzione del campanile del Duomo di Enego. Dalla cima la vista spazia su tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale, a ovest le Melette, a nord il Portule, Cima Dodici, l’Ortigara e Cima Caldiera, a est Cima Campo e il Forte Leone, e a sud il Monte Grappa. Da qui con sentiero CAI 868 si scende per i prati fino a ritornare in località Tombal.


PERCORSI RELIGIOSI

LE PIOVEGHE

Le pioveghe sono state le uniche vie di accesso al paese fino agli inizi del ‘900, lungo di esse si possono ammirare numerosi capitelli, a testimonianza della fede degli Eneghesi.



Raggiunto il parcheggio della Pizzeria Cornale, lungo la strada statale della Valsugana, pochi chilometri a Sud di Primolano, e lasciata l’auto si imbocca, a fianco di un capitello con la Madonna del Pedalcino, il sentiero CAI 791 che risale le pendici del monte. Risalendo il selciato si incontrano prima una lapide con croce del 1844, poi un capitello dedicato a S. Antonio di Padova del 1728, più su una nicchia senza immagine del 1626, una Croce, un Cristo con la Croce, un capitello con il Sacro Cuore di Maria, e per ultimo, prima di raggiungere la frazione di Fosse di Sotto dove c’è una nicchia con Madonna con Bambino, un Crocefisso. Da Fosse di Sotto si sale a Fosse di Mezzo dove si trova un’altra nicchia con Madonna con Bambino, e si continua passando per Fosse di Sopra, dove c’è un capitello con Madonna con Bambino, San Rocco e Sant’Antonio di Padova del 1757. Da Fosse di Sopra in breve si raggiunge il centro di Enego. Dal centro scendere per via Roma lungo la strada provinciale fino alla stazione di servizio e tramite un sottopassaggio passare sotto la strada provinciale scendendo sul selciato fino a Fosse di Sopra, Fosse di Mezzo, e contrada Pasqualoni dove si trova un Cristo Crocefisso. Ancora in discesa raggiungere località Collicello con capitello della Madonna del Carmine, poi località Crosare con un altro Crocefisso, località Giardinetto con un capitello della Madonna Immacolata del 1749, ed infine prima di arrivare a Primolano si incontra un capitello dedicato alla Madonna Assunta, Santa Rita da Cascia e Sant’Antonio di Padova. Da Primolano seguire la pista ciclabile verso Sud per ritornare all’auto.

LA CHIESETTA DI VALGODA

La chiesetta di Valgoda, eretta agli inizi del ‘900, è intitolata alla Beata Maria Vergine del Rosario, San Giuseppe e Sant’Antonio. Al suo interno si possono ammirare una bella tela dell’Ultima Cena e una vecchia croce in legno scuro che vi invitiamo a vedere per scoprirne la curiosa storia.

Dal centro del paese proseguire per via Valdifabbro e via Coste fino a raggiungere Valdicina. Da qui per strada asfaltata in salita, superate due gallerie con splendida vista sul Canale di Brenta si raggiunge Valgoda. Prima di lasciare questo angolo di paradiso, e visitata la chiesetta, si consiglia di soffermarsi un attimo sugli imponenti terrazzamenti usati per la coltivazione del tabacco. Il rientro avviene o per la stessa via di salita o proseguendo raggiungere località Corlo, Dori, e per strada provinciale nuovamente ad Enego.

LA CHIESETTA  DI FRIZZON

La Chiesetta di Frizzon nasce nel 1837 quando gli abitanti della contrada costruirono un capitello per obbedire ad un voto fatto alla Madonna di Monte Berico l’anno prima quando il morbo del colera stava sterminando della frazione. Nel 1881 venne aggiunto un corpo principale e sul retro un piccolo campanile in legno con due campane. Ora, oltre che alla Madonna di Monte Berico, è dedicata anche alla memoria di circa 800 soldati caduti e dispersi in terra di Russia durante la ritirata dell’A.R.M.I.R nel secondo conflitto mondiale, come recita la tabella marmorea sopra la porta. Dal centro di Enego si percorre prima via Marconi e poi via Grottolea dove sorge il capitello dedicato a Sant’Antonio del 1686. Si continua in salita e giunti all’incrocio con la strada che porta in Via Coldarco di Sopra si vede sulla sinistra una nicchia con Sant’Antonio da Padova del 1900. Più avanti in località Grabo Fondo, nel “Buso dea Volpe” si trova una statua della Madonna posta di recente. Sempre su strada asfaltata, si arriva in località Laita, dove si può vedere un’edicola con Sant’Antonio da Padova. Più avanti nei pressi del cippo n°4 del 1752, fa bella mostra una nicchia con la Madonna di Lourdes. Finalmente si raggiunge Frizzon con i suoi prati e la sua chiesetta. Il rientro avviene per la stessa via di salita.

LA GROTTA DI VALDICINA

La grotta di Valdicina è una piccola oasi di pace, dove una sorgente alimenta i bei lavatoi in pietra ancora visibili. Prima della grotta un capitello del 1600, forse anche prima, con la Madonna del Pedalcino, fa diventare sacro questo luogo. Dal centro di Enego scendere per via Murialdo, superare via Valdifabbro, via Coste, e in leggera discesa raggiungere località Valdicina. Ripercorre la stessa via di andata per ritornare ad Enego.

LA CHIESETTA DI GODELUNA

Alla fine della bella scalinata, si erge la bella chiesetta di Godeluna, eretta nel 1902, è intitolata a San Valentino. Da poco è stata ricostruita la torre campanaria in legno, grazie alla buona volontà di alcuni abitanti del luogo, che già avevano ristrutturato prima la chiesa e poi la scalinata. Raggiunta la frazione di Stoner e lasciata l’auto, proseguire a piedi per il viale principale, fino ad incontrare sulla sinistra la strada che scende a Godeluna, seguirla per un paio di chilometri, si supera anche un capitello con la Madonna Addolorata, fino ad arrivare nella piccola contrada ormai disabitata, dove si possono ammirare, oltre alla bella chiesa, un capitello con Madonna di Lourdes, uno con la Madonna di Monte Berico e uno con Sant’Antonio da Padova. Rientrare o per la stessa via di discesa oppure risalire il pendio erboso verso Est, seguendo il sentiero CAI 800, fino in località Corlo, da qui verso sinistra, per strada forestale, in salita, raggiungere località Dori, e ancora a sinistra su strada provinciale tornare a Stoner.

MARCESINA: LA CHIESETTA DI SAN LORENZO

Al centro della Marcesina, protetta dai monti sacri agli alpini, dal Portule alla Caldiera, e on lo sguardo rivolto verso i boschi e i pascoli della piana, si erge la Chiesetta di San Lorenzo. Eretta nel 1744, era dedicata a San Giovanni Battista venne intitolata a San Lorenzo alla fine del ‘700. Con la Grande guerra, fu completamente distrutta: solo il piccolo campanile restò in piedi. Il bell’oratorio in pietra ha sul lato sinistro una torre campanaria che ospita una campana. Per proteggere il tempio sacro (e le lapidi ai caduti che la circondano) dagli animali che ogni estate pascolano numerosi su questi luoghi, c’è un vecchio filo spinato, che sembra quasi ricordare come, un secolo fa, anche lui, purtroppo, era un frequente abitatore dell’Altopiano. Raggiunta Marcesina, e lasciata l’auto nei pressi dell’Albergo Marcesina, a piedi proseguire per strada asfaltata per pochi metri e poi subito a sinistra su strada bianca, sempre con la bella chiesetta in vista. Raggiunto in pochi minuti l’oratorio si consiglia di proseguire oltre, nel pascolo, seguendo il filo spinato che aggira la torbiera di San  Lorenzo (zona S.I.C.) e compiendo un meraviglioso anello ritornare al parcheggio. Poco prima di giungere all’Albergo una croce un legno su cumulo di pietre è rimasta a testimoniare il vecchio cimitero che sorgeva davanti alla chiesetta alla fine della prima guerra mondiale.

ENEGO E LE SUE CHIESETTE

Nei pressi del centro di Enego, oltre ad ammirare l’imponente duomo di Santa Giustina di inizio ‘800, si può vedere la chiesetta di Sant’Antonio, la seconda chiesa più antica del paese e la chiesetta dedicata alla Madonna di Lourdes del 1908. Dal centro del paese, dopo aver risalito l’imponente scalinata di 100 gradini, si consiglia di visitare il duomo di Santa Giustina consacrato nel 1812, ma del quale si hanno testimonianze a partire dal 1429. Da qui scendere fino ad incrociare via Marconi dove un Crocefisso, e un capitello del 1845 con la Madonna Assunta, fanno bella mostra. Poco più avanti, in direzione Nord, difronte alla trattoria Lao, si trova una nicchia con Madonna con Bambino, poi una nicchia con Crocefisso del 1681 e un capitello con Madonna con Bambino e Padre Pio (l’immagine presente è di recente realizzazione ed è stata sovrapposta a quella originale rovinando l’opera) del 1843. Arrivati ad un trivio, con un capitello ricavato su un tronco d’albero con il Sacro Cuore di Gesù, di recente realizzazione, si imbocca sulla sinistra la via Madonnina, fino ad incontrare il bel oratorio del 1908 dedicato alla Madonna di Lourdes. Proseguire su strada asfaltata, lasciare sulla sinistra la strada che scende agli impianti sportivi, e continuare in piano fino ad incrociare la strada provinciale che sale ad Asiago. Scendere lungo quest’ultima, da qui la vista sul duomo è impagabile, fino a ritornare nei pressi del centro. Prima di concludere il percorso si consiglia di salire per il viale del cimitero per visitare la bella chiesetta di Sant’Antonio di Padova, iniziata nel 1673 e ultimata verso la fine del ‘700. Ritornare in centro attraversando il bel parco comunale.

LA CHIESA DI FOSSE

La chiesa di Fosse, intitolata a San Giuseppe Operaio, viene consacrata nel 1968 nella contrada di Fosse di Mezzo.

Da Enego scendere per la Piovega di Sotto, passando per la contrade di Fosse di Sopra dove sorge un capitello dedicato alla Madonna con Bambino, ai Santi Rocco e S. Antonio di Padova del 1757. Superata una nicchia con Madonna con Bambino si raggiungere la contrada di Fosse di Mezzo con la sua chiesa. Si può ritornare in paese o per la stessa via di discesa o per il sentiero della Piovega di Sopra che parte in corrispondenza dell’undicesimo tornante della strada provinciale.

LA CHIESA DI STONER

La chiesa di Stoner viene eretta nel 1929 e dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Al suo fianco destra si erge il piccolo campanile. Stoner assieme a Fosse, oltre ad Enego, è una della tre parrocchie dell’Unità Pastorale di Enego.

Raggiunta la frazione di Stoner, si può lasciare l’auto nei pressi della chiesa, sulla destra della strada provinciale della Val Gadena. Da qui, a piedi, dopo aver visitato il bel edificio sacro, scendere per il viale principale incontrando un capitello dedicato alla Madonna Immacolata, poi uno a Santa Rita e uno a Sant’Antonio di Padova. Lasciare sulla sinistra il viale che sale al cimitero e continuare in direzione del Monte Spitz. Raggiunta la sommità del monte si trova una grande Croce del 1933 e un capitello intitolato alla Madonna delle Grazie. Ritornare al Stoner per la stessa via di salita.

GLI AFFRESCHI DI COLDARCO

Dal centro del paese scendere lungo la strada provinciale fino al sedicesimo tornante. Da qui imboccare la via Cordarco di Mezzo e, raggiunte la contrada, salire qualche decina di metri sulla sinistra fino alle prime case dove, sulla parete lato Est della casa di proprietà della famiglia Peruzzo, è possibile ammirare (ancora per poco) un bellissimo affresco anonimo datato 1785 che rappresenta la Madonna Assunta e Sant’Antonio di Padova. Da qui scendere verso Coldarco di Sotto dove si può ammirare un capitello settecentesco formato da tre nicchie con affreschi (purtroppo anche questi rovinati dal tempo e dall’incuria dell’uomo) che raffigurano Madonne, Santi e un Crocefisso. Da Coldarco di Sotto ritornare sulla strada provinciale, scendere qualche centinaio di metri, fino ad incrociare la mulattiera della Piovega di Sopra che in salita riporta ad Enego.


PERCORSI NATURALISTICI IN MOBILITA’ DOLCE

ENEGO – FRIZZON

Frizzon: la piccola Marcesina. Un pianoro formato dalla morena portata dal ghiacciaio della Valsugana durante l’ultima glaciazione. Un tempo popolosa frazione dove si coltivava anche l’orzo e il frumento, ora sono rimaste poche persone che salgono per il fine settimana.

Dal centro di Enego si percorre prima via Marconi e poi via Grottolea, sempre su strada asfaltata si supera località Laita, dove è ancora visibile il cippo n°4 del 1752 che segnava il territorio sotto la giurisdizione del Castel Ivano di Borgo Valsugana, e si raggiunge Frizzon con i suoi prati e la sua chiesetta. Il rientro avviene per la stessa via di salita.

ENEGO – CORNETTA

Dal centro di Enego si prosegue per via Valdifabbro fino a raggiungere via Coste di Là dove si abbandona la strada asfaltata per il sentiero CAI 868 che porta in località Cornetta. Da qui si scende per la strada provinciale fino ad un bivio sulla destra che in ripida discesa porta in via Tabaro, via Cappellari e nuovamente in centro.

ENEGO – VELTE

Dal centro del paese salire per il viale di Sant’Antonio con l’omonima chiesetta e superare il cimitero. Per strada sterrata e per prati raggiungere il colle del Bartaise fino ad incrociare il sentiero CAI 791 che scende sulla sinistra e scendere per mulattiera fino alle prime case del Velte. Da qui per strada asfaltata pianeggiante raggiungere la chiesa di Fosse e per il sentiero della Piovega di Sotto (CAI 791) ritornare, in ripida salita, ad Enego.

ENEGO – BARTAISE

Dal centro del paese salire per il viale di Sant’Antonio con l’omonima chiesetta e superare il cimitero. Per strada sterrata e per prati raggiungere il colle del Bartaise fino ad incrociare il sentiero CAI 791 che scende sulla destra e porta in via Valdifabbro. Prima di lasciare il colle meritano una visita le enormi querce secolari del Bartaise. Scendere per sentiero in Valdifabbro e, in salita, superare via Murialdo e ritornare in centro.

ENEGO – CIEPOLI

Dal centro di Enego scendere per via Murialdo fino all’imbocco di via Valdifabbro dove al bivio si va a sinistra. Alla fine della strada asfaltata si continua su strada sterrata che in leggera discesa porta alla poco conosciuta, ma splendida, località Ciepoli. Da qui per la stessa via di andata ritornare ad Enego.

ENEGO – VALDICINA

Dal centro di Enego scendere per via Murialdo, superare via Valdifabbro, via Coste, e in leggera discesa raggiungere località Valdicina. Prima di ripercorre la stessa via di andata per ritornare ad Enego merita sicuramente una visita la grotta con i bei lavatoi in pietra e il capitello alla Madonna.

ENEGO – VALGODA

Dal centro del paese proseguire per via Valdifabbro e via Coste fino a raggiungere Valdicina. Da qui per strada asfaltata in salita, superate due gallerie con splendida vista sul Canale di Brenta si raggiunge Valgoda. Prima di lasciare questo angolo di paradiso merita sicuramente una visita la chiesetta e gli imponenti terrazzamenti usati per la coltivazione del tabacco. Il rientro avviene o per la stessa via di salita o proseguendo raggiungere località Corlo, Dori, e per strada provinciale nuovamente ad Enego.

STONER – MONTE SPITZ

Da Stoner scendere per il viale principale, lasciata a sinistra la strada per il cimitero, si supera via Montagnola e per strada sterrata (sentiero CAI 785) si raggiunge la sommità del Monte Spitz con la Croce e un piccolo altare. Ritornati sui propri passi al bivio si aggira sulla destra il colle del cimitero per ritornare a Stoner.

STONER – GODELUNA

Da Stoner scendere il viale principale ed imboccare la strada che scende sulla sinistra e con qualche tornante conduce alla contrada di Godeluna. Prima di lasciare questa contrada, e ripercorre la stessa via per ritornare a Stoner, merita sicuramente una visita la bella chiesetta di San Valentino recentemente ristrutturata grazie alla caparbietà e volontà di alcune persone del luogo.

STONER – LESSI -FRISONI

Da Stoner scendere il viale principale ed imboccare la strada che scende sulla destra e con qualche tornante porta in contrada Lessi. Da qui la vista sull’imponente viadotto della Val Gadena, uno dei più alti d’Europa, è impressionante. Dalle prime case di Lesse prendere la strada forestale che in piano conduce in contrada Frisoni. In questa splendida contrada i numerosi “barchi” (tettoie usate per il deposito del fieno) sono testimonianza dei tempi andati e dei lavori perduti. Ora per strada asfaltata salire fino ad incrociare la strada provinciale proveniente da Asiago e seguendola verso destra ritornare a Stoner.

FRIZZON – VALMARON

Raggiunta località Frizzon e lasciata l’auto si prosegua sulla strada asfaltata di sinistra che in salita conduce in località Tana. Ora per strada sterrata in salita prima ed in piano poi, lasciata sulla destra la carrareccia per Croce di Campo, si raggiunge località Stazio. Da qui in discesa si raggiunge velocemente Val Maron. Ritornati in località Stazio scendere per sentiero CAI 869/B fino ad incrociare la strada asfaltata percorsa all’andata e per la stessa via scendere a Frizzon.

SENTIERO NATURA

Il sentiero natura realizzato nel 2015 dall’Associazione storico-culturale “dalla Brenta all’Ortigara” compie un facile anello di circa 5 km attorno a Frizzon con la possibilità di visitare una parte nascosta, ma ricca di storia, di questa contrada.

Poco prima di giungere a Frizzon una bacheca sulla destra indica l’inizio del “Sentiero natura”. Il sentiero procede in leggera discesa, ad un tratto una deviazione sulla destra indica la possibilità di visitare i resti di una calcara, si continua in piano fino ad arrivare nei pressi del Vallone. Ora in salita, sempre con il Vallone sulla destra, si incrocia la “Via Traversa”, dove c’è una prima possibilità di rientro. A destra, in discesa si raggiungono i due cippi n° 28 che segnavano il confine di stato tra Venezia e Austria. Si risale sul fondo del Vallone fino a trovare i due cippi n° 27. Da qui una breve deviazione consente di visitare le vasche di rilancio dell’acquedotto che durante la Prima Guerra Mondiale portava l’acqua dalla Brenta al Forte Lisser. Ora a sinistra, per sentiero CAI 869, si  ritorno sulla strada sterrata che ancora verso sinistra riporta a Frizzon. Il percorso può essere fatto anche al contrario.

MARCESINA: ATTORNO ALLA TORBIERA DI SAN LORENZO

La torbiera di San Lorenzo (o Palù di sopra) è un ambiente naturale particolare e raro. Alla fine dell’ultima glaciazione (10.000-80.000 a.C) il rapido scioglimento del ghiacciaio che dalla Valsugana entrava in Marcesina creò dei laghetti glaciali, dove l’ambiente privo di ossigeno impedì la decomposizione dei microorganismi che divennero torba impermeabilizzando il fondo del laghetto. Il torrente che proviene da Ovest alimentava la torbiera favorendo lo sviluppo degli sfagni (muschi tipici della torbiera) che si nutrono esclusivamente di acqua piovana. In questa particolare piante mentre la parte superiore cresce la parte inferiore muore diventando a sua volta torba e innalzando il livello della torbiera. Attualmente la torbiera di San Lorenzo si trova in uno stato di transizione tra la torbiera bassa (alimentata dal torrente) e quella alta (dove la torba ha superato il livello dell’acqua e vive esclusivamente di acqua piovana).

Raggiunta Marcesina e lasciata l’acqua nei pressi dell’Albergo Marcesina, a piedi si raggiunge la chiesetta di San Lorenzo, e prima per sentiero CAI 869 e poi per pascoli si compie un meraviglioso e facile giro ad anello seguendo il filo spinato che delimita l’accesso alla torbiera (zona SIC).


SENTIERI  ALPINISTICI PER ESPERTI

SENTIERO DELLA SCALETTA: DALLA CICLABILE A FOSSE DI SOTTO

Questo percorso ripercorre il sentiero più antico, assieme alla Piovega di Sotto, che saliva ad Enego.  Venne percorso da tutti gli eserciti, per ultimo quello di Napoleone, per prendere alle spalle la Bastia e conquistare il Covolo di Butistone.

Lasciata l’auto presso la pizzeria Cornale, si imbocca la pista ciclabile in direzione Primolano, poco dopo aver superato un ponticiello su una cascata che scende da Fosse, si abbandona la ciclabile nel punto in cui questa compie un’ampia curva verso destra e si prende una valletta sulla sinistra. Qualche segno azzurro che conduce ad una via di arrampicata segna il percorso. Con vari tornanti, superata qualche cengia talvolta esposta e risalite alcune rocciette di I e II grado si giunge al punto che da il nome al sentiero, un salto di roccia di un paio di metri dove furono scavati degli appoggi per aiutare l’arrampicata (la scaletta). Ora risalita ancora qualche roccietta, il sentiero, con traccia evidente, sbuca nel bel prato dei Canassai. Da qui si può decidere di salire ad Enego per la Piovega di Sotto (CAI 791) oppure, sempre per il sentiero della Piovega, ritornare al Cornale.

PIANELLO FRIZZON: PRIMA PARTE DEL SENTIERO DEI CIPPI

Antico sentiero che si inerpica per le pale di Pianello e Frizzon, zona di pastori, di carbonai, e di boscaioli.

Raggiunta contrada Pianello-Vallon e visitato l’ultimo dei 30 cippi che segnavano il confine tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Asburgico, vicino al fiume Brenta, si supera il torrente che scende dal Vallone e si imbocca il sentiero sulla sinistra della bacheca del Comune di Enego, dietro la quale si trova il cippo n° 29. Subito dopo si svolta a destra seguendo il muro a secco. Il sentiero comincia a salire ripido tra salti di roccia e tratti di sentiero fino a raggiungere l’imponente paramassi. Da qui, lasciando il Vallone sulla destra, si torna a salire con ripide serpentino per giungere ad un lungo traverso verso sinistra quasi in piano su bosco di carpino. Ad un tratto si svolta bruscamente a destra per tagliare nuovamente il pendio in senso opposto su terreno un po’ esposto. Poi di nuovo verso sinistra, risalendo qualche salto roccioso e passando sotto ad un’alta falesia, ancora qualche tratto un po’ esposto. Dopo un ultimo strappo il sentiero comincia a spianare e superata una bella calcara va ad incrociare il “sentiero natura” che, dopo aver portato a visitare i cippi n° 28 e 27, raggiunge la bella frazione di Frizzon. Da notare durante la salita le varie piazzole per la produzione del carbone che si incontrano.


SENTIERI ESCURSIONISTICI

CAI 787: COSTA-VALGODA

Chi percorre per la prima volta questo tracciato avrà la sorpresa di raggiungere inaspettatamente un mirabile nucleo di case, ora pressoché disabitato, aggrappato in alto sopra il Brenta, che testimonia la caparbia capacità dei nostri antenati di sfruttare per vivere ogni minima possibilità offerta dal terreno. In basso le terrazze erano anche coltivate a tabacco.

Il percorso inizia dalla località Costa, frazione a Nord di Valstagna, da cui dista circa 5 Km.. Raggiunta la Chiesa (posti auto)(m. 179), ci si avvia a fianco di essa fra le case, verso Nord-Ovest, per una stradina asfaltata in salita che finisce in un gruppo di case dopo circa 200 metri(1). Sulle destra si imbocca una mulattiera lastricata che sale, dolcemente, fra le terrazze ancora coltivate a orto e appezzamenti erbosi. Il percorso si alza lungo un dosso e, superata una piccola casa in rovina, si piega a sinistra (Ovest) e si entra in una valletta e la si risale con serpentine e tornanti fino a q. 450. La si abbandona piegando decisamente verso destra (Est) e si prosegue lungamente, quasi in piano, sotto una fascia rocciosa. Alla fine di questa, guadagnata la dorsale (m.650 circa)(2) la mulattiera riprende a salire con ampi tornanti fino a raggiungere le case del grazioso centro di Valgoda (m. 839, ore 2,15).

CAI 791: PIOVEGA DI SOTTO

Questo percorso segue una delle mulattiere lastricate più antiche e storicamente importanti di questa zona. Vengono superate le suggestive bastionate di rocce sovrastanti la valle per raggiungere i declivi dove sorge Enego con le sue contrade. La presenza di capitelli lungo il percorso testimonia la radicata fede religiosa dei montanari.

La partenza, si raggiunge seguendo la provinciale Destra Brenta, per circa 10 Km a Nord di Valstagna, fino alla località Pioveva di Sotto, conosciuta anche come Cornale. La partenza, si può raggiungere anche dalla Statale 47: proveniente da Nord attraverso un ponticello carrabile sul Brenta oppure, proveniente da Sud, lasciando l’auto nel parcheggio del Forte Tombion e utilizzando il sottopasso per pedoni. A fianco di un capitello votivo inizia la mulattiera lastricata in direzione Nord-Ovest. Il tracciato si alza rapido, con ampi tornanti, sopra la gran parete di roccia che sovrasta il forte, dove s’incontra un secondo capitello dedicato a S. Antonio. Sulla sinistra si nota una piccola ma impegnativa palestra di roccia. Ora la mulattiera diventa quasi pianeggiante e poco più avanti s’incontra un terzo capitello detto “dei Meneghini”. Poco dopo il capitello e nei pressi di un crocifisso, si lascia sulla sinistra la mulattiera per il Col Bertaise e si prosegue in piano. Si esce nella provinciale che sale ad Enego e, dopo un sottopasso, si comincia a salire attraversando le contrade di Fosse di Sotto (m.532), poi Fosse di Sopra (m.612). Dopo quest’ultima, piegando decisamente verso Ovest, si percorre l’ultimo tratto di salita e si esce nella piazza di Enego (m. 551, ore 2,00).

CAI 868: PIOVEGA DI SOPRA

Questo percorso segue una della mulattiere lastricate più antiche ed importanti che fino ai primi del ‘900 collegava la montagna e l’abitato di Enego al Canale dal Brenta nei pressi dell’importante snodo di Primolano. Per secoli esso costituì la principale via di trasporto verso valle del legname proveniente dai boschi della Marcesina.

L’itinerario prende avvio dall’abitato di Piovega di Sopra, situato poco a Sud del ponte sul fiume Brenta, lungo la strada provinciale che sale verso Enego. Nel tratto iniziale il sentiero risale trasversalmente il ripido pendi, attraversando più volte la strada provinciale, fino a raggiungere le case Giardinetto dalle quali, dopo un ampio tornante, ci si immette sul terrazzo prativo di località Crosara. Qui inizia il tratto sicuramente più suggestivo del percorso che, attraversando prati terrazzati, pascoli ed antiche contrade (Mugnai, Fosse di Mezzo e Fosse di Sopra), sale in direzione Ovest raggiungendo, dopo aver nuovamente incrociata la strada provinciale, l’abitato di Enego in prossimità del complesso della Croce Rossa (ore 1,40 circa).

CAI 868: ENEGO-MONTE LISSER

Questo percorso segue una della mulattiere lastricate più antiche ed importanti che fino ai primi del ‘900 collegava la montagna e l’abitato di Enego al Canale dal Brenta nei pressi dell’importante snodo di Primolano. Per secoli esso costituì la principale via di trasporto verso valle del legname proveniente dai boschi della Marcesina.

 

Dall’ abitato di Enego in prossimità del complesso della Croce Rossa, attraversata la strada che conduce a Frizzon, si prosegue in prevalente direzione Ovest risalendo senza particolari difficoltà la dorsale boscata che delimita la valle dell’Ulbel. Superata la pozza del Tombal, a circa 1150 m di quota, ci si immette sull’ampio pascolo di Casara Tombal attraversando il quale si raggiunge in prossimità della baita Monte Lisser, la strada che sale dal bivio Dori verso la Piana di Marcesina, ove termina il percorso (ore 1,30 circa). Per quanti lo desiderano è possibile proseguire salendo al forte Lisser seguendo l’itinerario 865.

CAI 865: STONER-MONTE LISSER

Il sentiero si snoda lungo pascoli e strade carrarecce in un ambiente molto vasto che domina la parte Est dell’Altopiano. Il sentiero conduce fino alle imponenti strutture del forte Lisser che è stato recentemente recuperato. Magnifica la vista sul Grappa e le vette circostanti.

Il percorso inizia in località Stoner vicino alla chiesa, a q. 1060 m, con direzione Nord/Nord-Ovest, e prosegue lungo la dorsale che separa le valli del Pirco e di Godeluna. Superate le contrade di Godenella, Marinelli, e la Casara Crestani si piega, poco più avanti di quest’ultima, verso Ovest fino a toccare fontana Pirco, oggi asciutta. Da qui il sentiero prosegue in direzione Nord-Ovest raggiungendo in breve la strada che giunge da località Tombal. Da qui si prende la strada sterrata che sale al Monte Lisser. Lungo la strada si incontrano i ruderi delle caserme che ospitavano durante la guerra la guarnigione del forte Lisser. Sulla cima, a quota 1633 m (ore 2,20), troviamo appunto il forte, una delle più moderne ed interessanti opere corazzate realizzate sull’Altopiano. Splendida la veduta su Cima d’Asta e le Pale di San Martino. Dal forte il sentiero scende in direzione Est e superata la testata della Val Rastina, il sentiero piega nuovamente verso Est, seguendo in parte il tracciato di una vecchia pista da sci. Attraversata la strada che porta alla casara Lisser (1405 m) si piega verso Sud-Est raggiungendo in breve la strada principale che sale a Lambara. Prendendo a sinistra si arriva infine al Tombal (q. 1255, 3 ore). Per ritornare a Stoner si può riprendere la strada che riconduce a Lambara e quindi percorrere a ritroso il sentiero di salita.

CAI 845: CASTELLONI DI SAN MARCO

Il tracciato porta a raggiungere il crinale Nord dell’Altopiano lungo un agevole sentiero che consenti di raggiungere un’inaspettata località, modellata come una piccola città di pietra. Lungo il ciglio strapiombante sulla Valsugana è possibile godere di uno splendido panorama. L’esplorazione particolareggiata del labirinto dei Castelloni, già utilizzato a difesa delle truppe italiane durante la prima guerra mondiale, risulta indubbiamente di grande interesse e suggestione: si raccomanda di attenersi all’apposita segnaletica.

 

Per raggiungere il punto di partenza dell’itinerario occorre risalire la Valle di Campomulo e seguire la strada che porta all’ Ortigara per circa 17 km fino a 250m prima della deviazione che porta al Sacello di Malga Fossetta. In corrispondenza di una conca prativa delimitata a Nord da pareti rocciose, ha inizio il percorso (1570m). Seguendo per un breve tratto la strada militare della Triffgruba e quindi una carrareccia di guerra  che, continuando in prevalente direzione Nord,  scavalca la strada per Malga Fossetta e superata una modesta sella, si immette nel pascolo della malga (q. 1666, ore 0,30). Lasciando sulla sinistra la casara si prosegue in direzione Nord, sempre lungo un’agevole mulattiera, attraversando con qualche saliscendi il pascolo. Entrati nel bosco, il percorso piega verso Nord-Est e quindi nuovamente verso Nord, superando un primo gradone che ci porta al bivio , dove inizia e si chiude l’anello sommitale dei Castelloni (1690 m). Di qui si consiglia di seguire il sentiero che, piegando decisamente verso Sud-Est, prima scende e poi risale in direzione Nord-Est le pendici meridionali dei Castelloni incrociando l’itinerario 842 (q. 1780) e raggiungendo a q. 1808 (ore 1,40) l’imbocco del labirinto dei Castelloni. Il sentiero prosegue ora in direzione Nord-Ovest, attraversando i meandri più o meno spaziosi che caratterizzano la parte centrale dei Castelloni. Per quanti lo desiderano è tuttavia possibile abbandonare il sentiero principale ed addentrarsi nel labirinto naturale, seguendo le apposite indicazioni (tabelle numerate da 1 a 48 in circa 30 min.). Usciti dal labirinto si riprende il sentiero principale fino ad una selletta posta lungo il crinale settentrionale dei Castelloni, da qui invertita la direzione di marcia si scende rapidamente verso Sud. Dopo aver oltrepassato il bivio con il sentiero 842, si ritorna in breve a chiudere l’anello reimmettendosi nel tracciato di salita e per questo si fa ritorno al punto di partenza (ore 3,30).

CAI 842: CASTELLONI DI SAN MARCO/CIMA CALDIERA

Il percorso costituisce il naturale completamento della rete sentieristica che dalla Piana di Vezzena si sviluppa lungo le creste settentrionali dell’Altopiano. Dalla Cima della Caldiera il nuovo sentiero raggiunge dapprima i Castelloni di San Marco e quindi il confine regionale, donde è possibile seguendo il sentiero SAT 242, raggiungere la Piana di Marcesina.

Il nuovo sentiero prende avvio dall’ultimo tornante della strada che risale le pendici orientali della Caldiera che si raggiunge seguendo l’itinerario 841. Dal tornante si inizia a scendere rapidamente lungo una vecchia mulattiera di guerra fino ad uno spiazzo dove una croce in legno segna la presenza di un piccolo cimitero. Dal cimitero il percorso prosegue verso Sud-Est all’interno di un tipico bosco di alta quota fino a raggiungere la distesa prativa di Prato Moline, da cui è possibile, con una breve deviazione verso Nord, raggiungere la Porta Moline e godere di una suggestiva vista sulla Valsugana. Ripreso il cammino, dopo aver oltrepassato la Porta Incudine, il sentiero scende rapidamente in direzione Sud-Est, fiancheggiando la cima Isidoro, verso la Busa dei Quaranta. Dalla Busa si raggiunge in breve il sentiero 845 seguendo il quale si risalgono le pendici Nord-Ovest dei Castelloni di San Marco. Giunti sulla sommità, sempre per segnavia 845, si attraversa il grandioso labirinto di pietra. Usciti dal labirinto, si inizia la discesa dai Castelloni lungo il versante Sud fino al bivio di quota 1780 m, dove riprende l’itinerario 842. Seguendo dapprima uno stretto sentiero, e quindi una piacevole mulattiera, si incontra il sentiero 869. Per chi lo desidera è possibile, seguendo il sent. 869, raggiungere il cippo n°1 che si protende come una sorta di incudine sulla vallata (ore 2,00). Dal bivio con il sentiero 869 il percorso (che assume la numerazione SAT 242), degrada lungo il margine settentrionale del Lagonsin fino a raggiungere il riparo Dalmeri e per strada forestale, risalire la val Campo Capra e quindi guadagnare la parte settentrionale della Piana di Marcesina

CAI 841: CIMA CALDIERA

Il percorso, complementare all’itinerario 840, si snoda attraverso le imponenti posizioni italiane della Cima della Caldiera e del Pozzo della Scala, che costituivano la base d’appoggio delle truppe italiane impegnate nell’assalto all’Ortigara.

Dal Piazzale del Lozze (1771 m), in prossimità dell’area attrezzata, si imbocca la strada militare  che risale le pendici occidentali della Cima Campanella. Giunti nei pressi di un’ampia conca (1975 m) che si apre alla base della caratteristica “piramide” della Cima Caldiera, si incontrano alcune caverne realizzate dai genieri italiani tra l’estate del 1916 e del 1917 e destinate a deposito di materiali vari e munizioni. Lasciato sulla sinistra i sentiero “giallo”, che ritorna alla chiesetta del Lozze, si prosegue ancora verso Nord risalendo il versante orientale della Cima Caldiera e, dopo un ultimo tornante, si raggiunge la selletta posta sotto la cima (2124 m, ore 1,20). In prossimità della selletta si consiglia di abbandonare l’itinerario principale e, piegando verso Nord, seguire il sentiero che conduce all’imponente osservatorio in caverna su più piani. Dall’ingresso dell’osservatorio con un ultimo strappo è possibile visitare i resti dell’osservatorio Torino (q. 2098 m). Ritornati alla selletta, lungo il crinale, seguendo i resti delle trincee italiane, il percorso inizia a scendere verso Ovest, fino a raggiungere la depressione del Pozzo della Scala. L’itinerario prosegue ancora in direzione Ovest, ripercorrendo uno dei passaggi obbligati (varco sud) utilizzati dai soldati italiani durante l’assalto all’Ortigara. Si giunge così in breve al baito dell’Ortigara, da cui è possibile rientrare a Piazzale Lozze prendendo in direzione Sud il sentiero che si sovrappone con l”itinerario 840, passando nei pressi di Monte Lozze e dell’omonima chiesetta; quindi si scende lungo la stradina e si raggiunge in breve il punto di partenza (ore 2,30 circa).

CAI 840: MONTE ORTIGARA

Il tracciato porta a raggiungere il monte più conosciuto e frequentato dell’Altopiano, meta di pellegrinaggio di chi vuole visitare uno dei luoghi più aspramente contesi durante la prima guerra mondiale, ancora ricco di resti, testimonianze, monumenti in gran parte recuperati nell’ambito del progetto dell’ Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine. Nel tratto che dalla quota 2086 m dell’ Ortigara scende verso il Passo dell’ Agnella (q. 2008 m) si raccomanda la massima prudenza in quanto, pur adeguatamente attrezzato, il sentiero risulta ripido ed, in alcuni tratti, esposto.

L’itinerario prende avvio dal Piazzale del Lozze che si raggiunge risalendo la Valle di Campomulo e poi risalendo la parte superiore dell’Altopiano per una strada solo in parte asfaltata. Dal Piazzale (1771 m) si imbocca, verso Ovest, la stradina che risale trasversalmente, con accentuato pendio, il versante Sud di Cima della Campanella e del Monte Lozze fino a raggiungere la chiesetta del Lozze (1890 m, ore 0,25) e l’omonima Madonnina. Il percorso prosegue verso Nord-Ovest con modesti saliscendi fino al baito dell’Ortigara (q. 1937 m); da qui, piegando decisamente in direzione Ovest, si inizia a risalire il Coston dei Ponari per raggiungere la cima del Monte Ortigara contraddistinta dalla colonna mozza eretta nel 1920 dall’A.N.A. a ricordo dei tragici combattimenti del giugno 1917 (q. 2106 m, ore 1,45). Dalla colonna il sentiero prosegue in direzione Nord, lungo la dorsale sommitale, degradando lentamente verso quota 2086 m, dove si incontra il cippo austriaco. Da qui si scende ora rapidamente, giovandosi dell’aiuto di alcune corde fisse, il versante occidentale dell’Ortigara, si attraversa la galleria Biancardi e si giunge al Passo dell’Agnella. Il sentiero piega ora decisamente verso Sud, ricongiungendosi al percorso di andata nei pressi del baito dell’Ortigara. Di qui, seguendo a ritroso il tracciato di salita, si torna al Piazzale Lozze (ore 3,15).

 


SENTIERI PER ESCURSIONISTI ESPERTI

CAI 784: VAL GADENA-LESSI-STONER

Il tracciato, ora in parte degradato, segue nel primo tratto una delle valli che maggiormente incidono la distesa ondulata dell’Altopiano dei Sette Comuni, procedendo lungo un’antica mulattiera (in parte distrutta) che collegava col fondo del Canale del Brenta le contrade sparse della sovrastante porzione di Altopiano. Tra le pareti strapiombanti trovano l’habitat adatto per nidificare alcune specie di rapaci nobili.

Il percorso inizia 4 Km. a Nord di Valstagna, poco dopo la frazione Giara Modon, in corrispondenza del ponte sul rio che scende la Val Gadena. Qui, appena a Nord del ponte (m. 171), sale sulla sinistra verso la valle in località Pian Valente, una strada bianca (1). La si segue all’interno della valle fino alla fine e si prosegue per la mulattiera, ormai quasi scomparsa a cause delle alluvioni. Si passa accanto a un grande covolo naturale, sulla destra, e si continua a seguire il fondo della valle, a tratti per mulattiera evidente a tratti per sentiero, fino ad una sorgente sulla sinistra. Per tracce di sentiero, si sale leggermente ora da una parte ora dall’altra della valle con pareti strapiombanti ai lati fino ad incontrare l’itin. 800 (m.630). Attenzione a non oltrepassare il raccordo: nei paraggi c’è un rozzo tavolino di pietra rotondo.
Si prosegue assieme all’itin. 800 puntando decisamente verso destra (Est) e si comincia a salire, anche con brevi tornanti, su buona mulattiera Dopo aver attraversato una pineta si esce nei prati a ridosso della frazione di Lessi (m. 935). Di qui, abbandonando l’itin. 800, si prosegue per la strada asfaltata verso Nord, e si arriva alla località Stoner (m.1037, ore 3,00)

CAI 785: VAL GADENA-LOKE-MONTE SPITZ-STONER

Questo percorso, faticoso nella prima parte a causa del continuo cambio di pendenza del tracciato, e nello stesso tempo erto, riserva uno spettacolare tratto di sentiero interamente scavato nella roccia fra le due imponenti e caratteristiche punte rocciose ben visibili dalla valle.

Il percorso inizia 4 Km. a Nord di Valstagna, poco dopo la frazione Giara Modon, in corrispondenza del ponte sul rio che scende la Val Gadena. Qui, appena a Nord del ponte (m.171), sale verso la valle una strada bianca . La si abbandona dopo circa 500 metri (1), si devia a destra (Nord-Est) attraversando l’alveo del torrente su una grossa briglia e si sale il ripido fianco del costone per un erto sentiero erboso. Guadagnata la dorsale, si piega verso Nord-Ovest e si continua su di essa fino a superare un grande traliccio dell’energia elettrica. Proseguendo per tracciato vario, che si snoda fra brevi pareti e modesti solchi vallivi, si giunge a ridosso di due caratteristici paretoni chiamati i Loke, dove si ritrova integro il tracciato della originaria mulattiera. Si entra nel vasto anfiteatro fra i due paretoni, sfiorando quello di destra, fino a giungere alla bastionata di roccia che li raccorda. Qui la verticale parete viene superata grazie a tre tornanti interamente scavati nella roccia. Usciti in un’ampia conoide ghiaiosa, la si risale fino ad incontrare l’it. 800 che si segue verso destra (Est) fino alla dorsale che scende dal Monte Spitz. Si abbandona l’itin. 800, che prosegue quasi in quota, e sulla sinistra si risale, per tracce, la dorsale fino alla croce della cima del m. Spitz (m 1093). Si continua in leggera discesa verso Nord prima su una strada bianca e, più avanti, su strada asfaltata fino al Paese di Stoner (m. 1037, ore 3,00)

CAI 786: COSTA-GODELUNA

Questo percorso raggiunge la contrada di Godeluna, piccolo gruppo di case, isolate dal grande traffico,ai bordi dell’Altopiano e circondata da boschi e pascoli. Si tratta di un percorso piuttosto ripido, e quasi alpinistico, con gradini intagliati nella roccia e una cengia esposta Notevoli gli scorci sul Canal del Brenta. La Val Capra è conosciuta dai locali col nome di Val della Corda per una lunga corda a sbalzo già usata per il trasporto di legname e altri materiali.

Il percorso inizia dalla località Costa, frazione a Nord di Valstagna da cui dista circa 5 Km.
Raggiunta la chiesa (posti auto) (m.179), ci si avvia a fianco di essa fra le case verso Nord-Ovest, per una stradina asfaltata in salita che finisce in un gruppo di case dopo circa 200 metri. Ci si inoltra in un vicolo fra due case dove ha inizio la mulattiera (1). Si costeggia nel primo tratto la Val Capra e, dopo averne attraversato l’alveo per passare sulla destra orografica, la mulattiera si trasforma in sentiero. Dopo un’ampia curva verso Sud, si procede con tornanti e serpentine scavate nella roccia, per poi ritornare nuovamente in direzione Nord-Ovest. Si guadagna velocemente quota fino a portarsi a ridosso delle pareti rocciose. In un tratto interessato da una cadute di lastroni di roccia (attenzione), si procede con l’aiuto di una corda fissa di acciaio. Superato questo tratto s’imbocca da Sud la bella ed esposta cengia finale, quasi pianeggiante e si sbocca nella piazzola da dove partiva il legname fatto scendere a valle via cavo(2). Si continua in direzione Nord nel fondo dell’alveo della valletta e si risale la valle fino all’abitato di Godeluna (m. 845, ore 2,00).


ALTE VIE

CAI 800: VALLONARA-RUBBIO-FOZA-ENEGO

Questo percorso è stato ideato per collegare tra loro tutti gli itinerari che salgono dal fondo del Canale del Brenta verso i margini orientali dell’Altopiano dei Sette Comuni, in modo da consentire agli escursionisti di variare a volontà i tracciati in salita e discesa, e creare interessanti anelli. Proprio per la sua funzione di collegamento, non sempre l’itinerario ha un tracciato originale. A tratti segue altri sentieri, o inevitabilmente strade comunali e provinciali, a volte anche trafficati. La sua lunghezza consiglia una tappa intermedia,e ne fa una modestissima “via” di media quota, che consente di conoscere una porzione dell’Altopiano spesso ancora naturale, altre volte variamente antropizzate. Volendo percorrere l’itinerario in due giorni consecutivi, si può pernottare a Foza e, alla conclusione della seconda tappa, scendere da Enego verso il punto di partenza usufruendo del servizio autobus di linea.

PRIMA PARTE: VALLONARA – RUBBIO – STOCCAREDDO – FOZA

Dislivello: salita m. 1798 discesa m. 842 ore di cammino 9,30
Il tracciato prende avvio da Vallonara (m. 127), frazione ubicata a circa 2. Km. a Nord di Marostica, per sentiero sale a Rubbietto, poi continua sulla strada provinciale raggiungendo e superando Rubbio. Si continua su strada asfaltata fino ad un divieto di transito. Da qui si il sentiero CAI 800 è comune prima al sentiero CAI 765 e poi al CAI 769, che si abbandona nei pressi di casara Valleranetta in direzione Col di Mattio. Si procede, praticamente in piano raggiungendo prima Col della Beretta e poi il Col d’Astico, punto più alto dell’escursione con i suoi 1241 msl. Ora si scende verso la Val Scausse fino alla frazione Sasso di Asiago, e per strada provinciale a Stoccareddo. In salita prima per strada asfaltata e poi su strada sterrata e sentiero si raggiunge prima la contrada Tèssar di Sotto e poi Foza.

SECONDA PARTE: F O Z A – E N E G O

Dislivello: salita m. 639 discesa m. 971 – ore di cammino 6,00
Abbandonata Foza per sentiero si raggiunge località Carpenedì, per poi ritrovare la strada asfaltata, che in discesa porta alla contrada di Ori Chiomenti. Da qui si scende per la Val Cestona, in comune con il sentiero CAI 866, che con un percorso un po’ impervio ed esposto, tra salti di roccia e ciengie, aiutati di spezzoni di corda, si raggiunge la Val Gadena. Per chi non se la sentisse di seguire l’impervio percorso è possibile seguire la strada provinciale che passando il viadotto sulla Val Gadena raggiunge Stoner oppure scendere alla base dell’alto ponte per la strada sterrata che parte da contrada Stainer, per poi ridiscendere sul fondo della valle fino ad incrociare il sentiero CAI 800 e 866. Ora, in comune con il sentiero CAI 784, si risale sul lato opposto della Val Gadena fino a raggiungere contrada Lessi. Sempre per sentiero ora pianeggiante, si supera il due Loke fino ad incontrare la strada forestale che in breve porta a Godeluna. Da qui si sale prima per prati e poi per sentiero il località Corlo dove si incontra la strada sterrata che in discesa porta a Valgoda. Da Valgoda si segue poi la strada asfaltata che in 6 km, superate le contrade di Val Dicina, Coste e Valdifabbro, raggiunge il centro di Enego. L’itinerario può essere percorso anche al contrario.

ALTA VIA DEGLI ALTIPIANI NR.11

Percorso che partendo dal Passo Vezzena, in provincia di Trento ed arrivando ad Enego, in provincia di Vicenza, attraversa in quota tutta la zona nord del massiccio dei Sette Comuni.
Il sentiero nel suo sviluppo è vario e panoramico, correndo per buona parte sulla cresta delle cime più alte dell’altopiano, a picco sulla Valsugana: data la lunghezza ed il dislivello il percorso va affrontato in due o tre giorni. Il tracciato segue, nell’ordine, i sentieri CAI-SAT n. 205, 209, 826, 208, 835, 211, 206, 840, 841, 842 e 869B. Il segnavia è contrassegnato da un triangolo rosso all’interno del quale è marcato il numero 11.
Partendo dal Passo Vezzena si segue per un tratto il Sentiero della Pace e si giunge quindi nei pressi del Forte Verle, si sale poi alla Cima Vezzena dove si trova un’altra fortezza, lo Spitz Verle. Il sentiero prosegue quasi sempre in cresta, passando per Porta Manazzo (entrando così in territorio vicentino), quindi Cima Larici, Cima Portule, Cima Dodici (punto più elevato dell’alta via), Cima Undici, Cima Dieci, Monte Ortigara, Cima della Caldiera, Porta Incudine e Castelloni di San Marco. In questo tratto sono visibili numerosi resti di opere belliche risalenti alla prima guerra mondiale, il sentiero percorre inoltre alcune ex strade e mulattiere militari. Abbandonata l’ultima cima, il percorso scende verso la Piana di Marcesina (lungo il Sentiero dei Cippi), prosegue infine verso la Val Maron per scendere quindi ad Enego, punto d’arrivo del percorso.

 

 

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