Tra Natura e Storia

La Piana riveste una notevole importanza dal punto di vista storico e naturalistico: sono presenti due torbiere, cioè ambienti umidi protetti, inseriti dall’Unione Europea nelle aree S.I.C., con particolarità botaniche e faunistiche. Il S.I.C. “Piana di Marcesina” è individuato con il codice IT3220012 ed ha una superficie di 840 ha. Le due torbiere hanno la caratteristica di avere un diverso stadio d’evoluzione, e costituiscono un interessante biotopo relitto di un complesso di aree umide un tempo molto più esteso.

 

Tra le specie rare ed endemiche vanno annoverate le piante carnivore (quali la Drosera Rotundifolia) e il relitto artico Andromeda Polifolia, quest’ultima scoperta per la prima volta proprio a Marcesina nel 1703. È presente inoltre una ricchissima fauna invertebrata come la salamandra alpina dal dorso giallo, l’area è poi un importante sito per la sosta di un considerevole numero di uccelli migratori legati all’ambiente acquatico.

I boschi di abete rosso che circondano il pianoro costituiscono, invece, l’habitat di numerosi mammiferi: sono presenti il capriolo, il cervo, la volpe, il tasso, la faina, la martora, l’ermellino, l’arvicola delle nevi e i pipistrelli molosso di Cestoni, orecchione bruno e rinolofo maggiore.

 

La piana era anticamente utilizzata dai montanari dei Sette Comuni quale vasto pascolo per il bestiame bovino, in seguito fu aspramente contesa con i pastori della Valsugana. Lungo l’attuale confine tra Veneto e Trentino esiste il “sentiero dei Cippi“, che segue i perimetri confinari delle due Regioni, formato da oltre trenta cippi in pietra, disposti nel 1752 quali indicatori dell’allora confine tra la Repubblica di Venezia e i domini asburgici. Solo nel 1750, infatti, grazie al Congresso di Rovereto, il doge Pietro Grimani e l’imperatrice Maria Teresa d’Austria misero fine all’antica controversia tra le due popolazioni individuando il confine definitivo.

ESCURSIONISMO

 

Durante l’estate si possono percorrere i numerosi itinerari per la mountain bike, trekking e nordic walking, mentre nella stagione invernale i sentieri si trasformano in un lungo percorso di piste per lo sci nordico. Sono presenti anche itinerari per le passeggiate con le racchette da neve. Il sentiero dei Cippi conduce, invece, ai Castelloni di San Marco: un labirinto costituito da una serie di passaggi tra canyon, intervallati da almeno un centinaio di incroci o bivi e resi percorribili nel 1915-18 dai soldati italiani.

Il Riparo Dalmèri, nei pressi della piana di Marcesina. Il sito è visitabile con guida anche in notturna.

ARCHEOLOGIA

 

Di grande interesse storico sono i siti archeologici di Marcesina. Questo territorio è stato trasformato dalle glaciazioni, ma dove non è transitato il ghiacciaio, asportando o ricoprendo il terreno, nelle zone al di sopra dei 1400 mt. si trovano testimonianze litiche dell’uomo di Neanderthal riferibili attorno ai 45.000 anni dal presente. Successivamente, passate le glaciazioni, alla fine del Paleolitico il nostro territorio è stato frequentato assiduamente dai cacciatori per scopi di caccia, lavorazione della selce e delle ossa, concia delle pelli, essiccazione delle carni e di fondamentale importanza la spiritualità, come stanno a dimostrare i vari ritrovamenti, alcuni di grande importanza scientifica come: Grotta di Ernesto, Riparo Dalmèri, Fonte del Palo, Riparo Gadena. Altri numerosi con testimonianze di bivacchi di caccia, scheggiatura e ritocco della selce e per finire un sito Mesolitico dove è stata riscontrata la presenza della selce lavorata, con la conservazione delle faune, ma anche le ceramiche del Neolitico “La nascita del paese di Enego”.

LA PIANA NELLA PREISTORIA

 

La vasta piana verdeggiante della Marcesina, che estendendosi ad una quota media di m. 1.300 s.l.m., occupa la zona nord orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni, ha restituito numerose tracce relative a frequentazioni di gruppi di cacciatori-raccoglitori preistorici del Paleolitico Medio (80.000-35.000 a.C.) e Superiore (35.000-7.000 a.C.). Queste tracce sono costituite essenzialmente da piccoli strumenti: lame e schegge in selce che si ritrovano in zone di erosione o negli accumuli terrosi delle talpe in corrispondenza di avvallamenti anticamente occupati da piccoli bacini lacustri, oggi intorbati. Diverse le località interessate da tali reperti: Fonte del Palo, Malga Val Bella, Colle dei Colombi, Val Coperta, Malga Scura, Campocavallo, Malga Slauper… E’ così dimostrato che l’Altopiano fu oggetto in quelle età remote di stanziamenti temporanei a scopo di caccia stagionale. I gruppi umani molto probabilmente provenivano dalle zone collinari prealpine del Veneto, penetrando attraverso le agevoli vie della val Frenzela e della val Miela. Al margine settentrionale della Marcesina ricerche sistematiche tuttora in corso a cura del Museo Tridentino di Scienze Naturali, hanno individuato un riparo sotto roccia (Riparo Dalmèri) utilizzato come stanziamento temporaneo da cacciatori tardo paleolitici  (13.000 anni circa a.C.).

Per qualsiasi informazione riguardante i sopracitati argomenti, visite guidate ai siti archeologici o altro, contattare via mail l’Associazione Storico – culturale “Dalla Brenta all’Ortigara”, in questa sezione.

Con il patrocinio del Comune di Enego

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